“Sto arrivando, aspettami”.
“Ti aspetto”. Ho risposto senza
conoscere il destinatario dell’sms, ora prendo una birra dal frigo
per ingannare il gusto di frutta marcia che sento in bocca.
C’è una richiesta su facebook, è
Luisa, il mio primo amore. Eravamo alle scuole medie, ci tenevamo la
mano mentre il camion dei traslochi portava via la sua casa e i
nostri sogni. Da allora non l’ho più vista ma dopo il suo
trasferimento gli adulti parlavano di lei a bassa voce.
Ora da facebook Luisa dodicenne guarda
l’obiettivo con sguardo cupo, ha il vestito blu, il suo preferito.
Le informazioni del profilo ripetono la frase dell’sms “Sto
arrivando, aspettami”, dunque era Luisa a scrivermi.
“Dopo vent’anni sei tornata in
città?”
“Non sono mai partita.”
“Incontriamoci!”
“Sto arrivando, aspettami”.
Non è partita, eppure ho visto i suoi
mobili sul camion e lei che si allontanava in macchina con la
famiglia facendomi “ciao” dal lunotto.
Ho un sonno agitato, vedo flash di lei
con il vestito blu che fa rimbalzare una palla bianca, mentre i
genitori mettono in macchina le valigie. Un sms mi sveglia: “dopo
cena sul belvedere nord” accendo una sigaretta per scacciare questo
odore di frutta marcia.
Passo la giornata in attesa di sera, a
cena non sto più nella pelle:
“Mamma, ricordi la Luisa Rinaldi”
“Sì, poverina!”
“La vedo stasera. Perché poverina?”
“I Rinaldi hanno avuto un incidente
mentre si trasferivano, credevo fossero morti tutti”.
Salgo in auto e penso a quando gli
adulti parlavano a bassa voce di Luisa, nascondendo il brutto
incidente a noi bambini.
Sento di nuovo odore di terra e frutta
marcia. Ecco un sms “Sto arrivando”.
La strada è bagnata, ad una curva i
fanali illuminano la piccola Luisa con un vestitino blu, mi guarda da
orbite cave, per evitarla sbando, il guardrail si piega e sento il
vuoto sotto di me, poi il buio.
Ora riposo di fronte a lei, attorno
alla foto dell’eterna dodicenne in blu, una corona di frutta ormai
marcia logora il marmo della lapide.
Francesca Galleano
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