domenica 23 febbraio 2014

La collezionista di pallette di neve

La luna è alta, la ghiaia del viale pare fosforescente e l'aria galleggia nel giardino. Elettra capovolge la palletta e l'argento scende sulla malga di plastica. All’interno, un cane corre festoso in un turbinio di fiocchi di neve simili a bianchi ossi.
L’aria calda della notte è come un sudario di garza.


La mattina comincia tardi per Elettra: ha solo il tempo di preparare il pranzo mentre il padre dorme. Ora prepara i biscotti alla vaniglia, a forma di stella. Mentre induriscono nel forno pensa che piaceranno a papà.
Le faccende domestiche la tengono occupata. Papà ha bisogno di tutto: pasti pronti, biancheria pulita, una casa linda e lustra.
Lei non ha più il tempo per lavorare. Papà è un tipo esigente; prima della pensione era cassiere alla banca del paese: praticamente la metà del denaro dei suoi concittadini passava tra le sue dita.
Abituato in banca a veder espletare con precisione ogni operazione, una volta in pensione ha voluto che anche le faccende domestiche ruotassero con la medesima esattezza.
Spesso telefona zia Susy che vuole parlare con papà; chiama sempre alle tre del pomeriggio, eppure sa bene che a quell’ora lui dorme sulla sua sedia a dondolo con il giornale sulla faccia.
Un pomeriggio Elettra vede zia Susy inerpicarsi a fatica su per la salita che conduce alla casa. Elettra chiude le tende, ma zia Susy sta già scampanellando al cancello per farsi aprire.
Pochi minuti dopo zia Susy arriva in giardino.
"Non puoi entrare, zia Susy, altrimenti mi sporchi i pavimenti e papà si scoccia" urla Elettra dal gradino della porta della cucina.
Ha il ventre a cesto, la zia, e con quel vestito a fiori pare una matrioska. Una matrioska indignata.
"Ormai mi sono arrampicata fin qui e tu mi fai entrare! E poi si può sapere perché tuo padre non vuole più parlarmi al telefono? Ce l’ha con me?"
"Sì, zia Susy, dice che sei una scocciatrice. Non vuole vederti."
"Ah, è così! Mi sono preoccupata per lui in tutti questi anni e mi ripaga in questo modo! Ora mi sente! E’ in salotto?"
"No, zia."
"E allora dove sta?"
"Nell’armadio."
"Che vuol dire nell’armadio? Mi stai prendendo in giro?"
Elettra va a socchiudere l’anta dell’armadio. Papà è lì, all’interno della sua palletta, sulla sedia a dondolo e con il giornale sulla faccia. Il sole e la luna si alternano quando lei agita la palletta. I fiocchi di neve scendono lievi.
Dal giardino, la voce di zia Susy.
"Ora vengo a stanarlo in camera sua, e tu non osare ripetermi che è nell’armadio!"
Elettra prende una palletta con dentro una vecchietta che ruzzola dalle scale, l’agita ben bene e mille stelline cadono sull’immagine stilizzata di zia Susy.
Ora la zia giace con il corpo ancora accartocciato per la caduta e il collo spezzato. Volge il muso al firmamento dalla vecchia cuccia del cane.
Il giorno dopo Elettra va alla banca a ritirare la pensione del padre, perché lui ormai è vecchio e non esce quasi più dall’armadio.
"Mi dia anche la pensione di zia Susy, ormai è anziana e devo pensare io a lei."
"Oh no, tua zia è ancora in gamba, la vedo sempre in giro per la piazza. Ma se vuole che sia tu a riscuotere per lei mi devi portare delega e documenti. Salutami papà".
Due giorni dopo, mentre Elettra capovolge per zia Susy la palletta, arriva zia Leonora con il poliziotto, quello panciuto che beve molta birra al bar.
Il poliziotto forza l’entrata e la sorprendono così, davanti a tutte le sue pallette di neve. Zia Leonora urla per l’orrore.
Elettra corre a nascondersi in soffitta.
Quando i poliziotti la trovano è rannicchiata su se stessa.
Regge una palletta di vetro che contiene un’anziana ragazza che regge una palletta di vetro.

FRANCESCA GALLEANO

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