La
luna è
alta, la ghiaia del viale pare fosforescente e l'aria galleggia nel
giardino. Elettra capovolge la palletta e l'argento scende sulla
malga di plastica. All’interno, un cane
corre festoso in un turbinio di fiocchi di neve simili a bianchi
ossi.
L’aria
calda della notte è come
un sudario di garza.
La
mattina comincia
tardi per Elettra: ha solo il tempo di preparare il pranzo mentre il
padre dorme. Ora
prepara i biscotti alla vaniglia, a forma di stella. Mentre
induriscono nel forno pensa
che piaceranno a papà.
Le
faccende domestiche la tengono occupata. Papà
ha bisogno di tutto: pasti
pronti, biancheria pulita, una casa linda e
lustra.
Lei
non ha più il tempo
per lavorare. Papà è un
tipo
esigente; prima della pensione era
cassiere alla banca del paese:
praticamente la metà del denaro dei suoi
concittadini passava tra le
sue dita.
Abituato
in banca a veder espletare con precisione ogni operazione, una
volta in pensione ha voluto che
anche le faccende domestiche ruotassero con la medesima esattezza.
Spesso
telefona zia Susy che vuole parlare con
papà; chiama sempre
alle tre del pomeriggio, eppure sa bene che a quell’ora lui
dorme sulla sua sedia a dondolo con
il giornale sulla faccia.
Un pomeriggio Elettra
vede zia Susy inerpicarsi a fatica su per la salita che
conduce alla casa. Elettra chiude le tende, ma
zia Susy sta già scampanellando
al cancello per farsi aprire.
Pochi
minuti dopo zia Susy arriva in giardino.
"Non
puoi entrare, zia Susy, altrimenti mi sporchi i pavimenti e papà
si scoccia" urla
Elettra dal gradino della porta della cucina.
Ha
il ventre a cesto, la zia, e con quel vestito a fiori pare una
matrioska. Una matrioska indignata.
"Ormai
mi sono arrampicata fin qui e tu mi fai entrare! E poi si può
sapere perché tuo padre non vuole più parlarmi al telefono? Ce
l’ha con me?"
"Sì,
zia Susy, dice che sei una scocciatrice. Non vuole vederti."
"Ah,
è così! Mi sono
preoccupata per lui in tutti questi anni e mi ripaga in questo
modo! Ora mi sente! E’ in
salotto?"
"No,
zia."
"E
allora dove sta?"
"Nell’armadio."
"Che vuol dire
nell’armadio?
Mi stai prendendo in giro?"
Elettra
va a socchiudere l’anta dell’armadio. Papà è lì,
all’interno della sua palletta, sulla sedia a dondolo e con il
giornale sulla faccia. Il sole e la luna si
alternano quando lei agita la palletta. I
fiocchi di neve scendono lievi.
Dal giardino, la voce
di zia Susy.
"Ora
vengo a stanarlo in camera sua, e
tu non osare ripetermi che è
nell’armadio!"
Elettra
prende una palletta con dentro una vecchietta che ruzzola dalle
scale, l’agita ben bene e mille stelline
cadono sull’immagine stilizzata di zia Susy.
Ora la zia giace con
il corpo ancora accartocciato per la caduta e il collo spezzato.
Volge
il muso al firmamento dalla vecchia
cuccia del cane.
Il
giorno dopo Elettra va alla banca a ritirare la pensione del padre,
perché
lui ormai
è vecchio e non esce quasi
più dall’armadio.
"Mi
dia anche la pensione di zia Susy, ormai è
anziana e devo pensare io a
lei."
"Oh
no, tua zia è ancora
in gamba, la vedo sempre in
giro per la piazza. Ma se
vuole che sia tu a riscuotere per lei mi devi portare delega e
documenti. Salutami
papà".
Due
giorni dopo, mentre Elettra capovolge per zia Susy la palletta,
arriva zia Leonora con il poliziotto, quello panciuto che beve molta
birra al bar.
Il
poliziotto forza l’entrata
e la sorprendono così, davanti a tutte le
sue pallette di neve. Zia
Leonora urla per l’orrore.
Elettra corre a
nascondersi in soffitta.
Quando i
poliziotti la trovano è rannicchiata su
se stessa.
Regge
una palletta di vetro che contiene un’anziana
ragazza che regge una palletta di vetro.
FRANCESCA GALLEANO
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