Mio caro Marco,
Sono andato stamattina dal mio medico, Ermogene,
recentemente rientrato in Villa da un lungo viaggio in Asia. Bisognava
che mi visitasse a digiuno ed eravamo d'accordo per incontrarci di primo
mattino. Ho deposto mantello e tunica; mi sono adagiato sul letto. Ti
risparmio particolari che sarebbero altrettanto sgradevoli per te quanto
lo sono per me, e la descrizione del corpo d'un uomo che s'inoltra
negli anni ed è vicino a morire di un'idropisia del cuore. Diciamo solo
che ho tossito, respirato, trattenuto il fiato, secondo le indicazioni
di Ermogene, allarmato suo malgrado per la rapidità dei progressi del
male, pronto ad attribuirne la colpa al giovane Giolla, che m'ha curato
in sua assenza. È difficile rimanere imperatore in presenza di un
medico; difficile anche conservare la propria essenza umana; l'occhio
del medico non vede in me che un aggregato di umori, povero amalgama di
linfa e di sangue.
(Traduzione: Lidia Storoni Mazzolani)

Nessun commento:
Posta un commento