Quando cominci a ciondolarti sulle gambe, quando ti accenti un’altra
sigaretta per far passare altri cinque minuti anche se hai la gola che
ti brucia e la bocca talmente impastata da credere di aver mangiato un
copertone, così anche gli altri se ne accendono una e si sta lì ancora
un po’, insomma quando è così è veramente ora di andare a letto.
Erano
le quattro e dieci di mattina, in pieno agosto, e tre ragazzi stavano
in piedi accanto a una Micra verde. Avevano bevuto tutti più dello
stretto necessario, il proprietario della Micra più degli altri. Altri
che ora stavano cercando di convincerlo a non guidare.
- Ti porto a
casa io, scusa - diceva il più basso dei tre, che aveva i capelli rasati
dappertutto tranne che sulla sommità del cranio, cosa che gli conferiva
un aspetto da palma. – Lasci la macchina qui e ti ci porto io.
Il
secondo tentava di negare. Era appena uscito di discoteca e oltre
all’alcolemia da disoccupato russo aveva la testa tutta piena di lucine
che gli rendevano difficile pensare, ma opponeva comunque le sue
ragioni.

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